FOVEA: la rivoluzione 100% grano duro di Michele Solimando

“Ho puntato a sviluppare una nuova idea imprenditoriale, partendo dalle mie radici e dalla mia azienda agricola. Ho creato una filiera inesistente che va dalla coltivazione del grano alla produzione di birra”.

Queste sono le parole con le quali Michele Solimando, il mastro birraio foggiano, presenta la sua storia e la sua mission prima di diventare l’attuale co-founder del birrificio Rebeers. Ma la sua storia è molto più lunga e ricca di episodi.

Cresciuto in una famiglia di agricoltori e coltivatori di grano, intraprende studi universitari in ambito agrario divenendo un agronomo di formazione e di professione; durante questi anni, ha la possibilità di capire e studiare a fondo l’intera filiera produttiva e il mondo della cerealicultura.

Negli stessi anni, inizia a dedicarsi alla produzione di birra fatta in casa, lavora i malti e inizia a sentire profumi che lo stimolano e ispirano. In seguito ai suoi studi, inizia a chiedersi: “Perché non creare una birra agricola mettendo insieme imprenditorialità, agricoltura, trasformazione di materia prima e mercato?”

Lavorando da agronomo e da birraio ed essendo particolarmente legato alla terra, ha pensato a come chiudere una filiera nella quale inizialmente figurava soltanto come coltivatore; dunque, decide di trasformare il grano duro, e infine di dar vita e poi di vendere sul mercato un prodotto finito. Tutto questo spinto da una motivazione: tradurre i cereali in un prodotto diverso dal solito che gli consentisse di esprimere il territorio e la sua infanzia tra i campi di grano.

Così, dopo la laurea, lavora al fine di dare forma a quella che fino ad allora era soltanto un’idea. Per farlo ha bisogno di competenze più specifiche. Frequenta alcune scuole di specializzazione sia italiane che tedesche e si specializza nella produzione di birra.

Solo grazie a tanto studio, determinazione e sperimentazione, nel 2019 punta a creare una birra con la quale valorizzare il suo territorio mediante l’impiego di un prodotto simbolo. Lavora sul grano duro e nello stesso anno lancia la prima e l’unica birra al mondo 100% grano duro, un prodotto unico che nessuno prima di allora avrebbe mai creduto di fare.

In questo modo, Solimando ha dimostrato che si potesse creare una birra con l’impiego del grano duro senza il necessario utilizzo del malto d’orzo. Nonostante la mancanza di sostenitori dalla sua parte, è riuscito ugualmente a vincere la sfida, chiamando la sua opera d’arte “Fovea” in onore del territorio e delle antiche fosse granarie (un antico sistema di stoccaggio in terra del grano).

Da qui nasce il progetto che il mastro birraio ha ribattezzato con il nome di “Fovea Revolution” che si fa promotore di una piccola rivoluzione birraria che ha portato alla realizzazione di un prodotto unico al mondo.

Ciò che fa di Solimando un mastro birraio di spessore è certamente la sua capacità di produrre una tipologia di birra artigianale pur non avendo alle sue spalle una tradizione alla quale ispirarsi. È stato in grado di farsi strada da solo, forte delle sue idee, della sua motivazione e delle sue capacità.

Dietro alla storia di ogni birra artigianale così come per “Fovea” c’è un mondo fatto di studi e sperimentazioni.

Solimando, ha dovuto prima di tutto creare una ricetta innovativa e fuori dagli schemi pensando a come mettere insieme malti, luppoli e lieviti e a come lavorarli al fine di raggiungere l’obiettivo preposto in termini di odore, gusto, grado alcolico e colore desiderati. Alla realizzazione è preceduta un’ardua attività intellettiva e di immaginazione che non ha mai abbandonato del tutto la tradizione trentennale della birra artigianale.

Nel birrificio Rebeers, si producono birre realizzate con un metodo artigianale: non filtrate, non pastorizzate e senza alcuna aggiunta di additivi. Ed è uno dei pochissimi birrifici in Italia ad operare in questo modo, inteso come il valore aggiunto che conferiscono alle loro birre e che le differenzia da quelle industriali.

Il birraio foggiano, però, ritiene che creare una buona birra non sia sufficiente: “La birra bisogna saperla comunicare!”, afferma. Egli ritiene che sia un passaggio fondamentale per far si che il consumatore sia disposto a sostenere uno sforzo di acquisto superiore preferendo una birra artigianale a qualunque altra birra industriale.

Dati i riscontri positivi, Solimando sembra ci abbia visto giusto; infatti, ha istituito anche una “taproom” all’interno del suo birrificio, in modo che i veri appassionati di birra (e non solo) possano “toccare con mano” e innamorarsi della storia e della dedizione che c’è dietro ad ogni singola bottiglia prodotta.

Attualmente, continua a muoversi con l’intento di produrre sempre birra di grano duro al 100% e sta già lavorando a delle varianti, ma non si pone limiti ed è fermamente convinto di poter e di voler fare molto di più affinché i suoi clienti riassaporino le ricchezze della terra natale attraverso un semplice sorso di birra.

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